Secchiata a di maio

DI MAIO. PASSO INDIETRO E SCACCO MATTO A SALVINI

di Michele Ginevra - Sembrerebbe un paradosso, ma io credo che un passo indietro di Di Maio, in questa delicata e complicatissima situazione politica potrebbe aprire la strada a una soluzione utile e indispensabile per evitare di consegnare il paese alla destra pericolosa di Salvini e i suoi camerati alleati.

Analizziamo in dettaglio questa riflessione: è un dato oggettivo che per evitare di andare subito alle elezioni, come spinge con tutte le sue forze Salvini, non c’è altra strada che un dialogo, un accordo (chiamatelo come volete) tra PD e M5S, le due maggiori forze parlamentari che hanno i numeri per una maggioranza, così come prevede la nostra Costituzione.

Sì perché forse qualcuno dimentica che la nostra è una democrazia parlamentare, in cui i governi nascono in Parlamento con un voto di fiducia, così come democraticamente nacque il governo giallo-verde; quindi sgombriamo il campo da definizioni improprie come “ribaltone” o “tradimento elettorale” o altre sciocchezze del genere. I numeri in Parlamento sarebbero addirittura più ampi di quelli dell’uscente governo, perché il PD ha più parlamentari della lega; tuttavia il problema è strettamente politico. L’ostacolo viene dunque dai rapporti fortemente deteriorati, specie negli ultimi tempi tra M5S e PD. Su questo punto (che è il nodo centrale) ci torno dopo, perché c’è un’altra questione limitante che è tutta interna al PD: questo partito, nonostante abbia fatto il suo congresso ed eletto un nuovo segretario, è oggi tutto fuorché un partito unito, condizione indispensabile affinché vada in porto una nuova ipotesi di governo.

C’è nel PD la paradossale situazione che il nuovo segretario ha in mano la maggioranza del partito, ma non quella dei parlamentari PD, che in maggioranza (circa 100) sono di stretta “fede” renziana e farebbero fatica a “obbedire” a direttive della nuova segreteria politica. Questa divisione è venuta fuori in questi giorni in tutta la sua portata, quando Renzi ha aperto a un dialogo (finto?) con i 5 stelle, a cui ha subito risposto con un secco no Zingaretti. Ma perché i due sono così divisi? Le probabili motivazioni sono a mio avviso poco edificanti. Temo che per questi due galletti nel pollaio piddino, il rischio autoritario che corre la nazione sia di secondaria importanza rispetto alla contesa sull'egemonia all’interno del loro partito: Renzi tenta la carta dell’accordo con i 5 stelle, nella speranza di prolungare la vita a questo parlamento, dove ha ancora il controllo dei suoi parlamentari e probabilmente avere più tempo per organizzare un suo partito centrista a cui già sembra aderire persino la Carfagna e probabilmente qualche altro fuoriuscito forzista.

Zingaretti ha invece tutto l’interesse opposto, cioè andare subito alle elezioni per essere lui a nominare i candidati e quindi avere il controllo dei futuri parlamentari PD. Ma l’ostacolo principale per il segretario piddino per un dialogo col M5S è rappresentato dal reale problema della sua credibilità politica di fronte ai suoi elettori, dopo le pesanti e fuori luogo accuse di Di Maio nella vicenda di Bibbiano.

Perché se è vero che in questi anni PD e M5S se ne sono dette di tutti i colori (ma è stato un insultarsi reciprocamente) è anche vero che in questa vicenda di Bibbiano Di Maio è andato ben oltre gli attacchi politici, tanto da meritarsi una giusta querela. Ecco quindi il secondo e ben più grande scoglio da superare: i rapporti tra M5S e PD, alla luce delle recenti vicende di Bibbiano in cui Di Maio è stato il principale attore. Ed è in questa problematica che potrebbe entrare in gioco Di Maio, che facendo responsabilmente un passo indietro potrebbe dare l’input per sbrogliare questa intricata vicenda. Il M5S ha sempre detto che tutti operano nell'interesse generale e non per velleità o orgoglio personale.

Per questo non dovrebbe essere difficile per Di Maio fare un passo indietro e lasciare spazio a Conte per un dialogo col PD di Zingaretti. Questi, con il passo indietro del suo principale “accusatore”, incasserebbe una sorta di riconoscimento dell’errore e uno scusarsi seppure in modo indiretto, e potrebbe iniziare più serenamente un confronto con l’attuale Presidente del Consiglio, per trovare un modo per impedire che il paese sia consegnato in mano all'autoritarismo pericoloso di Salvini. Naturalmente nessuno pensa a un governo organico PD-M5S, che sarebbe poco digeribile sia all'elettorato piddino sia a quello pentastellato. Si tratterebbe di un governo del Presidente, di scopo (non importa il nome) comunque di responsabilità che si assumerebbero le due principali forze, e soprattutto di breve durata.

Un governo guidato dallo stesso Conte, persona equilibrata oggi molto amata dal paese, con ministri esterni concordati che si affiancherebbero ad alcuni dei 5 stelle, contrariamente alla proposta di Renzi che esclude la presenza di Conte e di tutti i ministri pentastellati, cosa che verosimilmente renderebbe inaccettabile la proposta stessa da parte del M5S. Un governo che possa fare poche cose utili e indispensabili per il paese, che anche il PD potrebbe votare: taglio numero di parlamentari (in fondo lo voleva persino Renzi) e di conseguenza nuova legge elettorale che eviti di avere la maggioranza dei seggi con il 40% come avviene adesso, salario minimo, che una sinistra non dovrebbe avere difficoltà a votare, e soprattutto fare la legge di bilancio in tempo per evitare l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’IVA, in modo da raffreddare i mercati e lo spread, che ci costa miliardi, a famiglie e imprese.

In 6-8 mesi si potrebbe andare a votare. Ma se avessero anche il coraggio di proseguire l’accordo fino alla prossima elezione del Presidente della Repubblica (fra circa due anni) si eviterebbe il rischio di lasciarlo fare a una destra alleata con Berlusconi che potrebbe aspirare a quell'importante carica di garanzia per il nostro sistema democratico; insomma un vero e proprio scacco matto alle velleità autoritarie e reazionarie del ducetto verde e dei suoi camerati alleati.

Michele Ginevra

12 Agosto 2019